Villa Baruchello o Villa Fonteserpe è stata costruita nella seconda metà del 1700. Il nome Fonte Serpe. che compare sulle colonne di sostegno del cancello d’ingresso, è dovuto alla fonte in pietra che si trova a destra dell’edificio. Si erge elegante nel quartiere Marina Picena. Appartenuta fino agli ultimi anni del XIX secolo ai Bonafede di Monte San Giusto, la residenza fu acquisita dalla locale Amministrazione comunale nel 1980.

Attualmente ospita un ricco orto botanico che non solo è tutelato per le varietà floreali presenti, ma è quotidianamente aperto al pubblico affinché tutti possano godere del ricco patrimonio naturale custodito con rara devozione. Percorso un lungo viale, ombreggiato da cespugliosi elci, la villa si rende finalmente visibile e fa mostra dell’elegante severità dei due corpi, congiunti mediante una galleria eretta su un portico pilastrato. Sulla base di alcune testimonianze scritte, la struttura esposta a nord era principalmente usata come deposito agricolo, mentre quella meridionale era adibita ad abitazione. Sul retro della residenza settecentesca si estende una corte quadrangolare adornata da una fontana ellittica recintata da quattro fazzoletti erbosi, i quali sono valorizzati da scenografiche piante ornamentali come le palme e le cycas che riecheggiano l’ottocentesco gusto per l’esotico. In fondo al giardino, una scalinata presidiata da due sfingi in marmo di Carrara immette in una piccola oasi orientaleggiante, decorata con palme nane ed esili bambù, che precede un rigoglioso parco di lecci e magnolie. Interessantissimo, per le numerose specie vegetali e per la loro importanza il Parco della Villa che, come tutti i parchi del periodo, è diviso in due parti: il Giardino ed il Bosco. Ad essa si accede attraverso un lungo viale di monumentali Lecci (Quercus ilex), alcuni dei quali però in cattive condizioni, per poi entrare nel Giardino vero e proprio. Non è possibile qui descrivere in modo dettagliato le varie specie vegetali in esso presenti e per questo si rimanda il lettore ad altre opere che, nel corso degli anni, hanno trattato della vegetazione della Villa; in queste righe sarà utile sottolineare come siano molti i tipi di piante esotiche messe a dimora dai primi proprietari, in particolare diverse specie di Palme comuni, come la Palma delle Canarie (Phoenix canariensis) e la Palma Nana (Chaemerops humilis), meno comuni, come la Washingtonia (Washingtonia filifera) e molto rare come la Palma da Cocco (Cocos australianum). Ma non mancano piante di clima più temperato come il Cedro, presente in due specie: Cedrus libani e Cedrus atlantica; come il Pino, presente in quattro forme: Pino Domestico (Pinus picea), Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), Pino Nero (Pinus nigra) e Pino Marittimo (Pinus pinaster) oltre naturalmente a tutte le specie più comuni e tipiche della zona mediterranea come l’Alloro (Laurus nobilis), il Platano (Platanus hybrida), il Cipresso (Cupressus sempervirens), il Tiglio (Tilia cordata), il Tasso (Taxus Laccata) ed altre ancora. Salita la scalinata delle Sfingi si entra nel Bosco che è quasi completamente formato da Lecci, anche se ogni tanto si incontrano esemplari isolati di Platano, di Tasso, di Roverella (Quercus pubescens), di Cipresso delle Paludi (Taxodium distichum), di Pino d’Aleppo, di Abete Rosso (Picea eccelsa), di Pino Domestico, di Tiglio, per citare i più importanti.
Infine, molto interessante è la presenza nella Villa di diverse sorgenti d’acqua, acqua che è stata storicamente sfruttata nei secoli dalla popolazione e che sicuramente collega la zona dove è situata attualmente la Villa alla zona archeologica di Sprofondati Marina posta solo alcune centinaia di metri a Sud-Ovest.

LE MARCHE

CITTÀ DI PORTO SANT’ELPIDIO

CITTÀ DI MONTERUBBIANO